Le piante velenose descrizione

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ACONITUM NAPELLUS

L’Aconito è una bella pianta perenne che s'incontra nei pascoli alpini; si riconosce facilmente per le foglie alterne fortemente incise e per il tipico pennacchio di fiori blu-violetti nei quali uno dei cinque petali ha una caratteristica forma ad elmo sovrastante tutti gli altri. Un’altra specie d'aconito, l’Aconitum vulparia, ha fiori simili ma gialli. Sono tutti molto velenosi, tutte le parti della pianta contengono alcaloidi particolarmente tossici ,che agiscono sul sistema nervoso, prima stimolando poi paralizzando .La loro ingestione è mortale. Non solo: gli alcaloidi possono anche essere assorbiti attraverso la cute, quindi anche la raccolta dei fiori d'Aconito può risultare pericolosa, provocando torpori, vomito.

ATROPA BELLADONNA

Il nome di quest'arbusto che cresce ai bordi delle faggete e dei boschi umidi, deriva da Atropo che nella mitologia era la Parca che recideva il filo della vita. Una quindicina delle sue bacche nere e lucide molto simili ad una ciliegia scura, se non fosse per il calice stellato, e dal sapore dolciastro sono infatti sufficienti per avvelenare mortalmente un uomo, mentre ne bastano sei-otto per uccidere un bambino. Belladonna è così detta perché il succo della pianta in soluzione acquosa era usato nei secoli passati dalle dame aristocratiche per preparare un collirio che dilatava le pupille rendendole più attraenti. L’atropina, usata in oculistica come dilatante pupillare si ricava infatti dalla pianta, dopo opportuno trattamento e dosaggio.

COLCHICUM AUTUMNALE

I delicati fiori rosa del colchico spuntano tra l’erba in autunno quando la pianta manca delle foglie. Lo zafferano dei campi ha infatti un insolito ciclo vitale: nella tarda estate si sviluppa il fiore con sei petali rosa uniti a formare un lungo tubo che in parte giace sottoterra cosicché il suolo protegge il frutto durante l’inverno, esso viene portato fuori dal terreno in primavera quando spuntano le foglie e può essere raccolto in luglio quando i semi sono maturi. Tutta la piantina, ma in particolare i semi contengono la colchicina, alcaloide utilizzato in medicina, a dosi molto modeste, come rimedio contro la gotta, ma velenoso a dosi elevate.

DICTAMNUS ALBUS

Questa pianta è anche chiamata frassinella per la forma delle foglie simile a quella dei frassini. Ha un intenso profumo di limone e alla fioritura si riconosce facilmente per i fiori riuniti in un'infiorescenza piramidale. I fiori hanno cinque petali rosei con venature porporine, due rivolti in alto, due di lato e un girato in basso. Tutta la pianta è ricoperta di peli ghiandolari che contengono un olio volatile che a contatto con la pelle provoca fastidiose e durature irritazioni, oltretutto aggravate dall’esposizione alla luce solare, per il fatto che le zone cutanee irritate dall’olio divengono particolarmente sensibili alla luce

DIGITALIS LUTEA

Questa pianta, insieme ad altre specie spontanee o coltivate come ornamentali, contiene un alcaloide tossico ,la digitalina, pericoloso per la sua azione diretta sul cuore. A dosi elevate può essere mortale, ma a dosi bassissime, dopo essere stata purificata, è usata in medicina come cardiotonico nello scompenso cardiaco e in alcune forme di aritmia. .La digitale è una pianta erbacea imponente, si riconosce per l’infiorescenza alta e dritta con numerosi fiori tubulosi, a ditale ( da cui il nome digitalis) che pendono da un solo lato dello stelo, gialli in questa specie, ma anche rossi, bruni in altre specie

EUPHORBIA CYPARISSIAS

Questa pianta come tante altre specie del genere Euphorbia, sono comuni un po’ ovunque e hanno un insolito fiore privo di petali e di sepali che i botanici chiamano “ciazio”. Una volta spezzate emettono un latice bianco velenoso e caustico, che provoca pericolose ulcerazioni a contatto con le mucose della pelle e disturbi gravi se ingerito. In certe zone della Sardegna l’azione tossica delle euforbie era sfruttata per la pesca di frodo: rami tagliati erano messi in zone d'acque calme dove il latice che ne usciva stordiva i pesci facilitandone la cattura.

FAM. RANUNCOLACEAE

Molte piante della famiglia delle Ranuncolaceae contengono sostanze tossiche la cui ingestione provoca intossicazioni che nei casi più gravi possono portare al coma e alla morte.

Qui vediamo gli anemoni dei boschi(ANEMONE NEMOROSA), i cui fiori bianchi si aprono in marzo-aprile; gli ellebori(HELLEBORUS FOETIDUS) dai fiori verdastri ricadenti, fioriscono precocemente nei boschi collinari; la calta (CALTHA PALUSTRIS) che ravviva col fiore giallo oro e le foglie verde lucido gli acquitrini e i boschi umidi; i gialli ranuncoli, comuni nelle nostre campagne dove sopravvivono nonostante l’uso dei diserbanti, formando gialli tappeti in primavera ed estate: il contatto coi peli ghiandolari che ricoprono foglie e fusto provoca facilmente vesciche e irritazioni sulla pelle.

TAXUS BACCATA

Questa pianta ha modesta importanza forestale ,mentre é molto apprezzata come ornamentale in parchi e giardini perché sopportano bene potature anche drastiche. Ha foglie aghiformi simili a quelle dell’abete bianco, non pungenti, verde scuro e frutti scarlatti che i botanici chiamano arilli. Tutta la pianta è velenosa, ad eccezione della polpa rossa dei frutti che circonda ,lasciandolo intravedere un grosso seme centrale molto velenoso .Per questo motivo gli uccelli si nutrono degli arilli del tasso senza problemi, in quanto il grosso seme legnoso attraversa inalterato l’apparato digerente.

VERATRUM ALBUM E GENTIANA LUTEA

Numerosi sono gli avvelenamenti per aver bevuto liquori casalinghi preparati, anziché con le radici aromatiche e amare della genziana, con quelle del veratro(Veratrum album) velenoso mortale. La somiglianza tra le due piante è in effetti notevole e sono ancor più facilmente confondibili perché crescono nello stesso habitat, prati e pascoli dai 1000 ai 2000 metri. Tuttavia un'attenta osservazione permette di distinguere le due piante: il veratro ha fiori verdi o biancastri e foglie ellittiche, prive di picciolo erette e rigide, disposte in modo alternato sul fusto. La genziana ha invece fiori gialli punteggiati di bruno e foglie leggermente concave opposte a due a due lungo il fusto. Pericolo di confusione si ha soprattutto in autunno, momento adatto per la raccolta della radice, quando le piante sono ormai appassite :basta osservare le radici, a ciuffo corte e sottili nel veratro, a forma invece di lungo rizoma cilindrico giallo chiaro nella genziana.